ALESSANDRO CANESTRINI

LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

(con 93 incisioni)

Terza edizione

MILANO FRATELLI BOCCA - EDITORI 1944

neeeeeeazi svelto aj re Ai cpp 0 i i ee ST 6a im Sg Ai

epr rip o

LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

Del medesimo Autore:

Le Società degli animali (3* ed. - in corso di stampa)

Le Alleanze degli animali e delle piante ‘(3* edizio- ne - in corso di stampa)

Nel mando dei parassiti (3* ed. - in corso di stampa)

PICCOLA BIBLIOTECA DI SCIENZE MODERNE N. 94

ALESSANDRO CANESTRINI

LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

Ei

(con 93 incisioni)

Terza edizione

MILANO FRATELLI BOCCA, EDITORI

1944 Bui

Proprietà letteraria riservata

irritazioni TT

Tipografia G. Bono - Sesto S. Giovanni (Milano) 1944

- nt E .--

po s) fa

nl

INTRODUZIONE

- « La sua corona è l'Amore, solo per esso uno può avvicinarla ».

La Natura - GoEtHE (1780).

Che cosa è l’amore?

« L’amore è l’energia che deve portare in con- tatto l’uovo e il seme; senza ovario e senza testi- colo, non vi può essere amore ». |

Così si esprimeva il Mantegazza riguardo all’uo- mo e agli animali in ‘generale, facendo di certo arricciare. il naso a qualche sentimentale idealista della natura. |

« Il poeta e il metafisico », continua il celebre

fisiologo, « possono dare all’amore la definizione

che più loro convenga; per la scienza, essa è una sola In ne-suna funzione la vita moltiplica le sue forze come nell’amore, e i fenomeni più bizzarri s'intrecciano intorno al congiungimento dei sessi,

VI INTRODUZIONE

che, unico nell’essenza, assume forme svariatissi- me. Il filosofo, il poeta, l’artista dovrebbero stu- diare con amore i mille modi, coi quali gli esseri vivi scambiano le gemmule germinative e vi troverebbero soggetti di profonda meditazione e gagliarda molla d’ispirazione. Non è che all’occhio dell’ipocrita e del cretino che molti amori degli esseri vivi possono sembrare battaglie brutali o impudichi abbracciamenti. Giammai la natura si mostra più potente, più inesauribile, più ammi- randa che dove essa insegna ai vivi ad eternare la vita ».

E mai a me parvero così vere le parole del Mantegazza come quando mi accinsi a studiare, nei più intimi penetrali, gli amori degli animali. In mezzo alle migliaia di forme diverse colle qua- li la natura unisce i due innamorati, nelle strane fogge con cui essi si abbracciano e si consumano in un amplesso d’amore, negli apparati dell’uno e dell’altro rispondenti armoniosamente all’istes- so scopo, niente havvi fuori di luogo o di posto. Tutto ivi è regolato con un tal ordine e con una tal precisione, da maravigliare anche colui che a tali osservazioni non è nuovo.

« Nel puro dominio della natura », dice Pietro Ellero, « il congiungimento sessuale è l’atto più rispondente alle sue leggi, che vogliono anzitutto il rinnovellamento perpetuo della vita, e per ciò niente di turpe o di riprovevole o di illecito si potrebbe mai in esso concepire ».

Questo stimolo sessuale che nasce nell’ovario e nel testicolo, e che tende a ogni costo a portare

INTRODUZIONE VII

l’elemento maschile in contatto con quello femmi- nile, è tanto forte da superare negli animali per- sino il sentimento della propria conservazione, e in questo unirsi degli atomi d’amore tutta la gran- de macchina animale che’ li fabbrica, sobbalza e rugge come spinta da una molla misteriosa.

Ed è questa forza dell’amore che rivestì di splendide livree l’amante, che elargì allo stesso le armi e le difese, che lo provvide di apparati ac- conci a intimi abbracciamenti e di mezzi onde ri- chiamarsi ai soliti convegni: egli è inoltre questa energia amorosa che tien legato il maschio alla femmina per molto tempo, ed anche per tutta la vita. In quest’attimno d'amore tutto il sentimento della propria individualità sparisce, per dar luogo a una fusione intima di corpi, e ognuno si disfà di una parte della propria energia per cederla a un'esistenza futura più vegeta e più rigogliosa.

« Le nozze degli animali », dice il Wundt, «sono d’un grado inferiore a quelle dell’uomo, ma anche qui havvi un sentimento che è ben su- periore all’istinto sessuale », e noi vedremo i loro amori avvicendarsi non solo in tutte le forme più varie dello scegliere e dell’ambire, delle lotte, del- le gare e dei corteggiamenti, ma vedremo inoltre balzar fuori passioni ignorate e oscure in tutte le diverse espressioni della simpatia e dell’odio, dell’invidia e della gelosia, della fedeltà e della lussuria, e mentre da un lato assisteremo a degli episodi meravigliosi della vita coniugale, vedremo far capolino manifestazioni che vanno dall’infe- deltà all’ uxoricidio. Nella grande famiglia ani-

VIII INTRODUZIONE

male l’amore troverà inolire nuove vie nella assi- stenza reciproca, nell’amicizia e nel sacrificio del proprio io per la salvezza degli altri.

Queste vite che si fondono, per risorgere e per rinnovellarsi, vogliamo noi esaminare nel corso di questo libro.

o ———€—Ò —___ T———»

CAPITOLO 1

Il Dimorfismo sessuale

Maschi e femmine. Cause del dimorfismo. Dall’ermafrodi- tismo al dimorfismo. Castrazione e senilismo. -— Mariti pigmei. Dimorfismo di forma e dimorfismo di colore. Gli apparati di locomozione. All’epoca delle nozze. Musica e profumi. Dimorfismo biologico e dimorfismo numerico. PoPimorfismo maschile e femminile. .

Per ben conoscere la storia d’amore per la quale hanno vita tutti gli esseri che vanno a mano a mano ascendendo nella scala zoologica, è d’uopo anzitut- to che facciamo un po’ la conoscenza dei perso- naggi che in quest’azione hanno importanza essen- zialissima, esaminando le caratteristiche, tanto in- terne quanto esterne, che permettono di distingue- re il maschio dalla femmina.

Dimorfismo, ossia due forme diverse, le maschili e le femminili, sono quelle che caratterizzano que- sti due tipi nati l’uno per l’altro, per tramandare cioè alla posterità la specie da essi rappresentata.

Un bambino, il quale vede razzolare nel suo cortile l’irrequieto sciame dei gallinacei, vi sa dire con tutta franchezza quale sia il maschio e quale la femmina, ossia quale il gallo e quale la gallina;

2 La vita amorosa degli animali.

2 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

non gli viene nemmen per sogno l’idea di chiede. re la causa di tale differenza, egli è abituato a ve- derli così e tanto basta. Portategli invece, a mo” d’esempio, un uccello di Paradiso insieme colla sua femmina; egli vi domanderà: e perchè anche questa non è fornita delle splendide piume del i maschio? Questa domanda ingenua, perchè uscita da: bocca infantile, se la son fatta anche i naturali- sti, si sono domandati il perchè di tale dimorfismo e son andati indagando con ricerche minuziose la causa di tali differenze.

Io non starò a descrivere tutte le ipotesi e le teo- rie più o meno probabili sull’origine e sulle cause della differenziazione dei sessi: solo dirò che è opi- nione molto diffusa che, in una certa epoca, da animali ermafroditi, cioè coi due sessi uniti in uno stesso individuo, sia seguita una lenta trasforma- zione in animali a sessi staccati. Molti fatti e molte circostanze ci attestano della attendibilità di talc asserzione. |

Nel grande laboratorio della natura, nel quale fra tanto turbinare di esseri, inesorabile impera la lotta per l’esistenza, questa deve aver esercitato la sua influenza nell’interno dei singoli individui. Questo antagonismo si deve esser mostrato forie e implacabile fra il tessuto sessuale maschile e quel- lo femminile, rinchiusi entro uno stesso individuo, e aspiranti entrambi al primato. La vittoria di uno ebbe per conseguenza atrofia dell’ altro, Questi mutamenti ripetutisi per lungo volger di tempo dovevano portare a una riduzione fissa e costante. In tal modo da un ermafrodito si arrivava grada- tamente alla divisione dei sessi.

Un bellissimo esempio di questa riduzione pro- gressiva dell’ermafroditismo ci è dato da un ver- me, il Distomum fillicolle, che vive a coppie sulla mucosa branchiale di un pesce (Brama Raji). Uno degli individui è cilindrico, sottile, e produce degli

CAP. 1 - IL DIMORFISMO SESSUALE 3

spermatozoi, l’altro è gonfio nella porzione media- na e posteriore del corpo e pieno d’uova. Mentre il primo compie le funzioni del maschio, conser- vando però sempre gli organi femminili allo stato rudimentale, nell’altro, che tiene il posto di fem- mina, si riducono, ma non spariscono gli organi maschili.

Le anilocre, crostacei che vivono parassiti sui pesci, sono ugualmente ermafrodite; gli individui giovani. fungono da maschi, mentre più tardi su- bentra negli stessi un’atrofia dei testicoli e dei ca- ratteri esterni maschili, si maturano in quella vece gli ovari e l’individuo con l’età ha cambiato sesso. Nelle mixine, specie di lamprede, gli individui che non hanno ancor raggiunta una lunghezza supe- riore ai trenta centimetri, sono maschi, per poi di- ventar femmine allorquando hanno superate que- ste dimensioni.

Molti scienziati sono d’accordo nell’ammettere che anche gli animali superiori passino nel loro periodo embrionale una fase di ermafroditismo; presso il pulcino ciò si potrebbe constatare fra il settimo e il nono giorno d’ incubazione. Inco- minciando da questo momento prenderebbero il sopravvento, a seconda del sesso, o gli ovarî o i testicoli. Le forme giovanili dei pesci e delle rane contengono i tessuti embrionali di entrambi i sessi, e pare che ciò si manifesti persino neì primordi della vita embrionale dell’uomo.

Non di rado avviene che molti animali a sessi staccati presentino dei casi isolati di ermafroditi- smo, che chiameremo accidentale. Con discreta fre- quenza ciò occorre, ad esempio, in alcuni mollu- schi, come nelle unioni e nelle anodonte. Maupas ha potuto osservare che le femmine di alcuni vermi nematodi possono diventare ermafrodite per il fat- to che nel loro ovario i primi ovuli, in luogo di continuare il loro sviluppo, si dividono ciascuno

4 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

in quattro spermatozoi. In alcune specie dei no- stri ragni dalle zampe lunghe, negli opilionidi, si riscontra la formazione di uova a lato dei nema- spermi. Anche in alcune forme adulte di anfibi, come, ad esempio, nei maschi delle rane, si tro- vano i resti delle ovaie.

Se ai maschi si estirpano nel loro periodo giova- nile i testicoli, essi vanno, col crescere, sempre più assomigliando alla femmina. Cervi giovani castra- ti non mettono le corna, e se la castrazione si ef- fettuò solo da una parte, le spuntano soltanto da quel lato che non venne offeso. Uguali fenomeni si manifestano anche nelle femmine castrate. Un naturalista inglese li studiò in tre femmine di struzzo dell’età di quattro anni, alle quali erano stati tolti gli ovari; egli racconta, che dopo poco tempo gli uccelli cominciarono a perdere le loro caratteristiche femminili, assumendo quelle dei maschi. Tutto il loro piumaggio subì una così com- pleta trasformazione, che i pratici di penne di struzzo, ai quali vennero presentate, le dichiararo- no senzaltro quali piume tipiche dello struzzo ma- schio.

Allo stato naturale in molti animali si manifesta- no dei casi speciali di castrazione, particolarmente per l’azione di alcuni crostacei parassiti. Così ad esempio una sacculina, che vive parassita su di un granchio, rallenta la maturità delle ghiandole ge- nitali maschili, favorendo in quella vece lo svilup- po dei caratteri secondari femminili. In altre spe- cie affini questo parassita trasforma il granchio, che è un animale a sessi completamente staccati, in un essere ermafrodito, in grado di produrre regolar- mente uova e sperma, Il caso inverso invece lo ab- biamo in una stella di mare ermafrodita (Amphiu- ra squamata): l’azione di un piccolo crostaceo, che vive parassita nella stessa, è in grado di trasforma- re l’individuo in maschio, provocando l'atrofia

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 5

completa delle ovaie. La castrazione parassitaria è stata ancora osservata in uno scoiattolo americano, il quale ospita la larva di una mosca (Cuterebra); queste distruggono a poco a poco i testicoli.

In molti animali, coll’invecchiare, si manifesta- no delle variazioni, che, come vedremo, stanno in rapporto coi cambiamenti dei loro organi genitali. In tal caso la femmina acquista le abitudini del maschio, come la voce e le varie manifestazioni dell’istinto sessuale maschile.

In parecchie specie di uccelli, ma specialmente nei gallinacei e nelle anitre, si osserva il fatto no- tevole che le femmine, invecchiando, divengono inette a generare e indossano, in questo caso, una livrea speciale, uguale, in tutto o in parte, a quel- la dei maschi, modificando anche la voce, ciò che succede soltanto in quelle specie nelle quali essa è differente, a seconda del sesso.

,Sono stati osservati dei maschi di farfalle con i colori tipici delle femmine; ricercatene le cause, si constatò che i loro organi genitali erano sterili.

Le modificazioni dei caratteri sessuali esterni e degli istinti, i fenomeni della castrazione e del se- nilismo; concorrono tutti a dimostrare che l’origi- ne dei caratteri sessuali secondari, ossia le cause del dimorfismo, si debbono riferire all’ influenza delle ghiandole germinali o di taluni loro prodot- ti. Questa sostanza deita « ormone » è secreta dalla glandola genitale. Per convincerci bastano le sug- gestive esperienze di Nussbaum, il quale dopo aver castrato dei maschi di rane e constatata la regres- sione consecutiva dei caratteri sessuali secondari, come la nota callosità dei pollici, vide riapparire queste callosità, inserendo per un certo tempo sot- to la pelle degli individui castrati un frammento di testicolo. Foges osservò che i testicoli trapian- tati nei galli castrati impediscono lo sviluppo dei caratteri dei capponi. Nutrendo questi con sostan-

6 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

za testicolare, ottenne un fortissimo accrescimento delle creste, dei bargigli e dello scheletro. Si potè ancora far assumere a delle galline, trattate con delle iniezioni di estratto testicolare, dei caratteri mascolini (creste, bargigli e umor battagliero). Steinach castrò dei giovani topi maschi e iniettò poi sotto la pelle del liquido genitale femminile, ottenendo negli stessi lo sviluppo delle mammelle e delle ghiandole lattifere con dimensioni uguali a quelle delle femmine normali. Al tatto si sente sotto la pelle di questi maschi lo strato adiposo caratteristico delle femmine.

K. Ponse da rospi maschi castrati, e femminiliz- zati mediante innesti d’ovaie ottenne, in seguito all’accoppiamento con rospi maschi integri, lo svi- luppo di uova e di girini, |

Pezard ha potuto castrare un gallo e ottenere re- solarmente un cappone col suo piumaggio caratte- ristico e col peculiare atteggiamento del petto, del collo e della testa. Indi gli innestò un’ovaia e ne fece una gallina nel piumaggio, nella cresta e nei bargigli, la quale, castrata, tornò cappone per poi ridiventare gallo con tutte le manifestazioni soma- tiche e con le tendenze sessuali corrispondenti, mercè l’innesto di testicoli. Parallelamente operò su una gallina, la quale ovariectomizzata assunse la forma di un cappone in tutto simile al gallo ca- strato; innestata con testicoli, apparve gallo e, ca- strata nuovamente e riinnestata di ovaie, tornò al punto di partenza, cioè gallina.

L’ormone testicolare ha una favolosa potenza, poichè un milionesimo di grammo è spesso capace di far aumentare le creste del 20 per cento; ma non è assolutamente indispensabile iniettarlo nell’ani- male per ottenere l’effetto, poichè basta semplice- mente spennellare ripetutamente la cresta per ve- derla crescere in pochi giorni,

Se la somministrazione degli ormoni sessuali vie-

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 7

ne fatta nel periodo antecedente alla nascita, cioè sugli embrioni, si ha la possibilità di influenzare non solo i caratteri sessuali secondari (forrna del corpo, peli, ghiandole mammarie, ecc.) ma addi- rittura i-caratteri primari cioè le gonadi; almeno ciò sembrano indicare le esperienze di Vera Dant- . schakoff, Se si inietitano 2 milligrammi di ormone sessuale femminile in uova di pollo incubate da 24 ore si ottengono altrettante galline da tutte le uova in cui si è praticata tale iniezione ormonica, per quanto indubbiamente una parte degli embrio- ni fosse geneticamente destinata a diventare galli.

Guardando con orgoglio il cammino già fatto dalla zoologia sperimentale, giganteggia sempre La . . 9 più ta figura di Carlo Darwin, l’acuto e profondo osservatore, il quale a metà dell’altro secolo scri- veva:

« E quantunque oggi i sessi sieno completamen- te definiti che al maschio ed alla femmina vanno attribuite funzioni del tutto speciali, in ciascuna femmina tutti i caratteri secondari maschili esi- stono allo stato latente ed in ciascun maschio tutti i caratteri secondari femminili sono pronti a ma- nifestarsi in certe condizioni. E’ noto inoltre che un gran numero di femmine d’uccelli, come le galline, diversi fagiani, le femmine delle pernici, dei pavoni, delle anitre, ecc. riprendono in parte i caratteri secondari maschili della loro specie, dopo l’ablazione degli ovarii e col divenir vecchie. Il Watterson riferisce il caso curioso di una galli- na, la quale, dopo aver cessato di deporre uova, assunse la livrea, la voce, gli sproni ed il tempera- mento bellicoso del gallo e si mostrava pronta a combattere l’avversario che le si mostrava. Tutti i caratteri, compreso l’istinto del combattimento, erano dunque allo stato di assopimento in questa gallina, finchè gli ‘ovarî adempivano alle loro fun- zioni. Si conoscono pure dei casi di femmine di

8 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

cervi che assunsero, invecchiando, delle corna... D'altra parte, si sa che negli animali maschi i ca- ratteri secondari maschili spariscono più o meno dopo la castrazione, Così se si opera un giovane gallo, Yarrel assicura che cessa’ dal cantare; la cre- sta, le caruncole e gli sproni non giungono al loro completo sviluppo e le penne setolose prendono una forma intermedia fra quelle del gallo e quelle della gallina. Così il cappone si mette a covare e fa sgusciare le uova ».

Ora, posto come base indiscutibile e come carat- tere sicuro, per un maschio, il possedere i testicoli e per una femmina, gli ovarî, tutte le altre carat- teristiche che li differenziano altresì all’ esterno non sono che un effetto diretto degli organi geni- tali. Ed a ragione, dice Virchow: « La donna è appunto donna solo per la sua ghiandola genera- trice, tutte le particolarità del suo corpo e del suo spirito, cioè della sua vita di nutrizione e della sua attività nervea, la morbida delicatezza e la roton- dità delle sue membra colla conformazione parti- colare del bacino, lo sviuppo dei seni, coll’arresto di sviluppo degli organi vocali, il bell’ornamento della chioma colla fine, quasi impercettibile pelu- ria del resto della pelle, e poi ancora questa pro- fondità di sentimento, questa vivacità di concezio- ne, la dolcezza, l’abnegazione, la fedeltà, in breve tutto ciò che noi in una vera donna ammiriamo e veneriamo, tutto ciò è solo una dipendenza del- l’ovario. Si estirpi l’ovario ed abbiamo davanti a noi la virago in tutta la sua odiosa ibridità ».

Abbiamo adunque visto che lo stimolo, che si può considerare anche come causa ultima della differenziazione sessuale, viene fornito da secrezio- ni delle glandole sessuali. Siccome però la natura non procede ciecamente o a capriccio, ci devono essere delle ragioni per cui i due sessi divergono così spiccatamente. Darwin nella sua teoria della

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 9

-

selezione sessuale suppone che la splendida livrea nuziale di molti maschi dipenda dalla scelta eser- citata dalla femmina, Eleggendo cioè questa a com- pagno il più bello fra i concorrenti e così conti- nuando di generazione in generazione, il dimorfi- smo si sarebbe così sempre più accentuato.

Se per alcune specie di animali, come vedremo più innanzi, ciò può esser, sebbene in piccola par- te, ammesso, molte e diverse sono le cause che hanno contribuito a questi cambiamenti. Per la femmina la deposizione e la covatura delle uova, il parto e l’allattamento della prole sono sorgenti di debolezza, di il bisogno per queste di condur- re xita ritirata. 1 colori dimessi sono indubbiamen- te di grande aiuto per mantenersi celata allo sguar- do dei nemici, Il maschio invece conduce vita li- bera, deve lottare coi suoi rivali per il possesso della femmina, di i colori più vivaci e l’esser provvisto di acconcie armi di offesa e di difesa. I maschi inoltre hanno una parte più attiva nell’ac- coppiamento e nella fecondazione. Alcuni natura- listi sono ancora dell’opinione ch’essi sieno più in- telligenti, essendo la loro azione più attiva nella ricerca delle femmine e in generale in tutte le loro funzioni vitali. Si capisce in tal modo come l’ero- tismo sia nel maschio più accentuato, e in genera- le il sistema nervoso più sensibile; secondo Preyer i maschi vengono, in seguito a ciò, più facilmente attaccati dall’azione del curaro.

Inoltre lo sviluppo degli ornamenti e dei varî colori deve esser considerato come una delle tante manifestazioni. e variazioni alle quali è soggetto ogni essere vivente.

La miglior dimostrazione, che avvalora quanto sopra venni esponendo, la abbiamo in quei pochi casi in cui le femmine mostrano parecchi dei carat- teri sessuali proprî dei maschi. Così per esempio nelle turnici, specie di trampolieri asiatici, sono le

i0 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

femmine quelle che si contendono i maschi, Per que- sto esse sono provviste di un piumaggio appariscen- te e sono piu grandi e più robuste dei loro com. pagni. 1 maschi di alcune specie di uccelli austra- liani (#’hatarope) covano le uova ed è questa la ragione per cui le loro femmine sono provviste di colori più smaglianti.

In certi casi estremi, il dimorfismo arriva a tale divergenza fra i due individui da essere stati que- sti classificati in generi diversì, fino a che, cono- sciuto il loro rapporto sessuale e studiato il loro sviluppo, si potè rimediare a tali errori di classifi- cazione, Le più grandi differenze le riscontriamo negli animali che conducono vita parassita, e ciò si spiega .considerando che la femmina ha bisogno di un nutrimento di gran lunga superiore a quello del maschio e che per questo essa tanto più fa- cilmente si adatta a tale sistema speciale di vita. Nel maschio invece, non si riscontra mai un tal parassitismo unilaterale, al più esso è parassita sulla sua femmina. L’intluenza delle condizioni fa- vorevoli di alimentazione, come si trovano nel pa- rassitismo, toglie la necessità. di cambiamenti di domicilio rapidi e frequenti, aumenta nella fem- mina la fecondità e modifica anche la forma del corpo, al punto che la proprietà di muoversi è sempre meno manifesta e gli organi del movimen- to si atrofizzano fino a sparire completamente. Il corpo, per l’enorme sviluppo degli ovarî, si gonfia come un sacco e perde la simmetria. L’aspetto di questi parassiti è così strano, dice il Claus, che si comprende come un gruppo di crostacei potesse esser classificato fra i vermi intestinali e fra i mol- luschi. Il maschio conserva generalmente la sua forma simmetrica, il parassitismo invece lo riduce di mole tanto da renderlo nano.

Questo spiccato dimorfismo risalta in due crosta- cei: il primo (Condracanthus gibbosus, fig. 40),

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE }l

parassita della rana pescatrice, ed il secondo (Gyge branchialis, fig. 41), che vive nella cavi- branchiale dei palemoni; in questi è facile. os- servare come il maschio in confronto della fem- mina sia un vero pigmeo, Anche negli animali che conducono vita libera si annoverano, quantunque assai di rado, casi consimili di un dimorfismo così

Fig. 1. Femmina e maschio nano della Bonellia (da CLaus). La maggior parte del’interno del maschio è oecu- pata da piccoli ammassi di spermatozoi sp. Le dimensioni __ «lella femmina superano di 50 volte quelle del maschio. REVO spiccato; nella bonellia, ad esempio (Bonellia vi- ridis, fig. 1), un verme marino, la cui femmina rag- giunge la lunghezza di dieci centimetri, il maschio, che vive sul suo corpo, è al massimo lungo due millimetri; tra essi corre quasi la stessa proporzic- ne che havvi fra un uonio ed una mosca. Ambedue queste così diverse forme sessuate si sviluppano dalla stessa larva. Si è constatato che

12 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

se questa ha l’occasione di fissarsi sulla probosci- sie di una: femmina adulta si sviluppa nella forma maschile parassita, caso contrario la larva assume le dimensioni e i caratteri della femmina. E’ stato inoltre sperimentalmente assodato che se si stac- ca la larva dopo qualche tempo dalla femmina aduha, e si tiene isolata, si trasforma in un ani- iale ermafrodita. ,

Vediamo ora sotto quali aspetti si sviluppino tali distinzioni sessuali, considerando anzitutto il di- morfismo che riguarda la grandezza, il colore e la forma. La femmina porta con il materiale di formazione della sua discendenza e deve attendere allo sviluppo delle uova fecondate; da ciò il dia- metro per lo più maggiore del corpo della stessa e i suoi diversi apparecchi per proteggere e per nu- trire la prole, Il maschio cerca invece e sottopone la femmina eccitandola all’accoppiamento, onde il suo corpo è più forie e mobile, i suoi sensi più sviluppati e più vivaci i colori. cosa nota che le femmine dei ragni sono parecchio assai più grandi dei maschi: negli acari una femmina pasciuta può avere un volume decuplo di quello del maschio adulto; quest’ultimo non prende alcun nutrimen- to. I maschi delle pulci sono pure più piccoli delle femmine, quella della fillossera sessuata è quasi il doppio del maschio. Anche in alcune conchiglie la femmina ha dimensioni maggiori, e negli argo- nauta il maschio è privo del guscio. In alcuni imenotteri (Hetcrogyna) si riscontra una tal diffe- renza di dimensione e di colore, che Latreille col- locò i due sessi in famiglie diverse e, poichè rara- mente essì possono osservare accoppiati, per gran tempo regnò grande incertezza nella loro classi- ficazione. |

Alcuni dei nostri più grossi coleotteri come il cervo volante e lo scarabeo rinoceronte ‘mostrano, come è noto, uno spiccato dimorfismo sessuale, i

CAP. | - IL DIMORFISMO SESSUALE 13

imaschi sono più grossi e più robusti; ma il prima- to è goduto dallo scarabeo Ercole, il gigante dei coleotteri dei tropici, che può razgiungere la lun- ghezza di 16 cm., la cui femmina, come si vede dalla figura qui riprodotta, è molto più piccola e d’aspetto differente (fig. 2).

Fig. 2. Lo scarabeo Ercole, il gigante dei coleotteri. La femmina è tanto piccola che lo sposo se la porta a spasso.

Dei Rotiferi, piccoli esseri microscopici, non si conobbero per alcun tempo altro che le femmine, fino a che Dalrymple fece la scoperta dei loro ma- schi assai rari e piccoli, i così detti maschi nani, con un’organizzazione assai ridotta; per lo più l’in- testino è trasformato in un sacco nel quale stan- no riposti i testicoli (fig. 9). Del pari nelle rane e nei serpenti i maschi sono generalmente più pic- coli, colle forme più marcate e coì colori più vi- vaci. Anche in quasi tutti i pesci la femmina è più grossa del maschio; quelle dei salmoni si distin- guono inoltre pel muso aguzzo e protratto e per avere la testa assaì più lunga.

Mariti pigmei furono riscontrati anche tra un gruppo di pesci abissali, caratteristici per la bocca molto grande provvista di alcune file di denti acu- ti ricurvi verso l’interno. Quando nel 1907 a sud dell’Islanda si pescò uno di questi esemplari si notò che portava fissato al ventre un pesciolino che si poteva ritenere a prima vista un individuo

14 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

giovane, se altri campioni pescati poi nel golfo di Panama e nell’Atlantico occideniale, non avessero posto in evidenza un fatto curioso, Si tratta più meno che del maschio pigmeo che vive pa- rassita sulla femmina. Dopo un breve periodo lar- vale di vita libera, il maschio deve incontrare una femmina, altrimenti è votato a morte sicura; ma se la fortuna lo assiste non si lascerà più scappare la gigantesca consorte. Con le proprie mascelle pizzi- ca alla compagna della sua vita un lembo di pelle. del ventre, con il quale le labbra si fonderanno e così si iniziano gli adattamenti per la nuova vita

(fig. 3).

Fig. 3. La femmina di un pesce abissale (Edriolychnis Schmidti) col marito pigmeo.

Nei vertebrali superiori invece, la femmina è di solito più piccola del maschio, e ciò a cagione della piccolezza delle loro uova, come nei mammiferi, o del loro numevo limitato, come negli uccelli; si aggiunga inoltre il predominio che, in queste spe- cie, il maschio esercita sulle femmine. Il maschio di un uccello esotico (Cinclorhamphus cruralis) è fin due volte più grande della femmina; ma il pri- mato spetta a quello di una foca (Callorhinus or- sinus), il cui peso raggiunge il sestuplo di quello della sua compagna.

In rapporto con la grandezza e con la forma tro-

fr

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 15

viamo, nei maschi, i mezzi di locomozione mag- giormente sviluppati che nelle femmine. La gran- de leggerezza del maschio, che è resa possibile dal- la piccolissima quantità di sperma, sufficiente a fe- condare un gran numero di uova, lo agevola nei suoi movimenti che hanno lo scopo precipuo di ricercare la femmina, Questa facoltà viene ancora aumentata da apparati speciali proprî dei maschi; fra questi il più importante è senza dubbio l’appa- rato per volare. In molti insetti, i maschi sono ala-

9 femmina e cd mischio, ingranditi 4 volte.

Fig. 4. -- La cocciniglia (da GRABER),

ti, e ie femmine sono attere (Hecidalta, Coccus, fig. 4). Così le femmine delle geometre, farfalle dannosissime ai nostri frutteti, hanno monconi di ali allo stato rudimentale; povera frutticoltura se le stesse avessero la mobilità e i mezzi di trasporto dei maschi! Nella famiglia dei Filatori o Bombici, alla quale appartiene anche il nostro baco da seta, le femmine coll’addome pieno d’uova stentano a muoversi, mentre i maschi svolazzano loro attor- no. Questa scarsa mobilità delle femmine fa che le ali si riducano (Orgya) 0 possano anche manca.

+

16 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

re (Psyché). Tali femmine sono costrette a resta- re nel sito dove sono sbocciate aspettando pazien- temente i loro mariti. Noi vediamo adunquc, in questi casi speciali, come, di grado in grado, la femmina venga a differire dal maschio e si vada accentuando il dimorfismo sessuale, in causa delle funzioni vitali differenti nei due sessi.

Che, nella locomozione, anche i sensi e, special- mente, quello della vista abbiano un’importanza grandissima, è cosa evidente, I maschi di molte specie di animali hanno gli occhi maggiormente sviluppati che non quelli delle femmine. In una mosca (Bibio) gli occhi del maschio occupano gran parte della testa, mentre, nella femmina, sono pic- coli e laterali. Il massimo però della riduzione dei mezzi di locomozione ci è dato dalle femmine at- tere, anoftalme e prive di zampe degli xeni, che vivono parassiti sulle vespe e sui calabroni. In una specie di crostaceo parassita (Bopyrus squillarum), il maschio serba, per tutta la vita, gli occhi, che nella femmina sono caduchi. Le femmine di una efemera nascono cieche.

Siccome, come vedremo più chiaramente nei sin- goli amori, è generalmente il maschio quello che, durante l’accoppiamento, tiene stretta la femmina, così egli è naturale che, anche da questo lato, si sia esplicato un dimorfismo caratteristico, Nella maggior parte dei crostacei e degli insetti, le zam- pe dei maschi, specie le anteriori, sono modificate affine di tener ben ferma la femmina durante la copula, e in molti anfibi come, ad esempio, nelle rane, vedonsi nella parte interna del pollice delle zampe anteriori, organi ghiandolari speciali e spe- ciali verruche per tenersi bene attaccati alla fem- mina. Anche il maschio di una testuggine degli Stati Uniti (Chrysemys picta) ha, nelle zampe an- teriori, gli unghioni due volte più lunghi di quelli della femmina, i quali vengono adoperati per te-

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 17

DI

nersi bene attaccati alla stessa al tempo dei loro amori.

I maschi sono inoliagi i privilegiati in quanto ri- guarda l’estetica e .la bellezza degli ornamenti. Quelli di alcuni insetti hanno sulla testa delle pro- minenze o delle scolture, e le loro antenne sono assai vistose, in taluni piumate. In alcune mosche della Nuova Guinea, i maschi sono muniti di -cor- na che spuntano sotto gli occhi e somigliano curio- samente a quelle dei cervi; in una specie sono lun- ghe quanto tutto il corpo. Tra i pesci, il maschio della chimera porta sulla fronte un fiocchetto car- noso terminato da piccoli pungiglioni, e il maschio di una lucertola delle Antille (Anolis cristatellus) ha una cresta lungo il dorso, della quale la femmi- na non presenta alcuna traccia.

Presso alcuni uccelli è stato osservato che per- sino l’iride dell’8cchio è alle volte più brillante- mente colorita nel maschio che nella femmina; questo è frequentemente il caso del becco, come, ad esempio, nel nostro merlo. I colibrì maschi pos- seggono tale meravigliosa bellezza di ornamenti e di colori, che i naturalisti in passato considerava- no i due sessi non soltanto appartenenti a generi diversi, ma anche a sotto-famiglie distinte. Così il pavone, l’uccello di Paradiso e molti altri maschi fanno pompa della magnificenza del loro piumag- gio, mentre le femmine vivono celate dai loro umi- li colori protettivi. Tra i mammiferi, non sono so- lamente i maschi dei leoni che si distinguono per la bellissima criniera. ma anche le otarie, animali affini alle foche. Nelle scimmie invece, s’incontra un dimorfismo proprio pure dell’uomo: così il ma- schio di un cercopiteco (Cercopithecus Diana, fi- gura 5) si riconosce facilmente per una.lunga bar- ba e per le basette laterali.

Ma, se questi ornamenti speciali non sono sta- bilmente diffusi presso la maggior parte delle spe-

3 La vita amorosa deeli animali.

18 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

cie, si può dire che all’epoca degli amori non vi sia maschio il quale non assuma, durante quel perio- do, forme e colori caratteristici, le così dette livree nuziali. È dunque evidente che nel tempo, nel quale l’animale è tutto occupato nella grave opera della riproduzione, il maschio mette in mostra tut- te le sue qualità individuali per poter avere i fa- vori delle femmine. Questo dimorfismo d’occasio- ne, assurge, nei vertebrati, a grandissima importan- za. In alcuni pesci ha luogo in quell’epoca la così

Fig. 5. -- Testa del maschio di una scimmia (Cercopithecus Diana).

detta fioritura: i maschi emettono cioè su tutto il loro corpo dei bottoncini rotondi di color bianco (Ciprinoidi), nei blennii invece si fa ‘più marcata la cresta sul capo. Avvicinandosi il periodo della riproduzione, dice il Largaiolli, la sanguinerola (Phoxinus lacvis) si adorna, e nell’abito di nozze il maschio è veramente splendido per le tinte pur- puree dell’addome, delle labbra, e di parte delle pinne e degli opercoli. Il maschio del salmone si colora sulle guance di arancio, il suo ventre di-

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 19

venta rosso ardente e il corpo assume una tinta giallo-dorata; le femmine sono di colore scuro e vengono comunemente dette pesce nero.

I maschi delle nostre salamandre acquaiole (Tri- ton cristatus, fig. 20) drizzano in quest’occasione lungo la coda una cresta spessa e molto frastaglia- ta, e la parte inferiore dell’animale si fa d’un co- lor giallo ranciato assai intenso. Anche i maschi delle rane assumono in primavera, colori più vivaci e più spiccati. Nei serpenti, il sesso è più facilmente riconoscibile all’epoca degli amori per la grossezza della coda, per la gonfiezza par- ticolare della cloaca e pei colori più vivi e più brillanti del maschio. È pure in questo periodo che nel maschio dello struzzo appare sulla pelle nuda delle cosce una tinta rosso-viva e le. penne acquistano uno splendido color nero vellutato.

Perfino alcuni uccelli, i cui sessi sono assai diffi- cili a riconoscersi, lasciano in quel tempo trapela- re il segreto del loro sesso: così nell’usignuolo ma- schio, presso il quale la parte visibile dell’orifizio sessuale si fa marcatamente lunga e rigonfia: Il naso dell’elefante marino, quando ha raggiunto il terzo anno di età, s’allunga moltissimo durante la stagione nuziale, e può allora sollevarsi e raggiun- gere la lunghezza di oltre trenta centimetri. Anche i vivaci colori del maschio del mandrillo acquista- no una straordinaria intensità, e si è constatato. come vedremo più innanzi, che esso fa pompa de- gli stessi per allettare la femmina.

Sempre con lo scopo di attirare la femmina, ab- biamo un’altra specie di dimorfismo che si accen- tua nel maschio in apparati musicali e di richia- mo: i maschi delle cavallette sono infatti i violi- nisti degli insetti. La loro coscia corrisponde al- l’archetto del violino e la striscia dentata della stessa sostituisce i peli animali soffregati di colo- fonio. Le corde del violino sono rappresentate dalla

20 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

lamina sporgente delle ali. Quando questa viene sfregata, si produce un suono speciale, come da una cassa di risonanza. Un apparato musicale: lo. posseggono anche i maschi delle cicale e dei grilli, e gli antichi Greci invidiavano i maschi delle ci- cale perchè le loro femmine erano mute. Nel caso in cui entrambi i sessi degli insetti emettono suo- ni, questi sono di differente altezza; così nelle zan- zare il tono dei maschi è assai più alto.

I maschi delle rane sono forniti di due sacchi particolari, collocati ai due lati del capo, presso gli angoli della bocca, i quali divengono grosse ve- sciche globose quando si riempiono d’aria nell’atto di gracidare. Per mezzo di questi sacchi, le rane tengono i loro concerti assordanti al tempo degli amori.

I maschi di molti animali sono talora provvisti di ghiandole che emanano un odore caratteristico: an- ch’esso può servire a distinguere il maschio dalla fenimina. Generalmente, tali odori si accentuano nell’ epoca della riproduzione; nei serpenti, per esempio, le ghiandole anali odorose sono, in questa stagione, in piena funzione; ciò è pure il caso delle lucertole e delle ghiandole sotto-mascellari dei coc- codrilli. I} maschio dell’anitra muschiata (Biziura lobata) emette odore di muschio:. quesito è tanto potente che si avverte prima di veder l’uccello. È noto pure che il maschio del mosco emana quel profumo potentissimo che è causa dell’attiva ricer- ca che si fa di tali animali: esso è talmente forte che i cacciatori asseriscono che si avverte alla di- stanza di un quarto di miglio.

Fin qui ci siamo occupati del dimorfismo morfo- logico, di quello cioè che riguarda la forma; non meno interessante ci riesce però lo studio del di- morfismo biologico, ossia il vedere sotto quali rap- porti spicchino le differenze del maschio e della

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE ‘’- 21

femmina, in relazione alle più importanti funzioni

vital.

Maschio e femmina non hanno sempre i medesi- mi gusti, ed è evidente come per la seconda siano necessarie sostanze più nutrienti, per allestire le riserve necessarie alla formazione delle uova. Nei tafani, sono le femmine le insaziabili .succhiatrici del sangue dei cavalli, i quali vengono punti dai loro assilli; i maschi, all’opposto, vivono sui fiori, e la loro bocca manca di mandibole atte alla san- guinosa bisogna. E dobbiamo essere obbligati so- lamente alle femmine delle zanzare, se, qualche vol- ta, ci sentiamo accarezzare la pelle dalle loro lan- cette avide di sangue. I maschi di alcune farfalle notturne e di alcuni crostacei (Tarais) hanno la bocca imperfetta, chiusa, e non possono nutrirsi; ed abbiamo visto come i maschi dei Rotiferi sieno sprovvisti di esofago e di tubo digerente, ‘essendo quasi tutto l’interno ‘del loro corpo ‘occupato dai testicoli.

Negli animali superiori, s’incontrano dei casi non meno interessanti. Il becco della femmina del creadion dal becco aguzzo, della famiglia degli uc- celli di Paradiso, è lungo almeno il doppio di quel- lo del maschio, sottile e ricurvo (fig. 6). È stato osservato che questa riusciva ad estrarre dal ceppo molte larve che il maschio cercava invano di gher- mire col becco. Pare anzi che questo sia conscio del bisogno della femmina di cibarsi in maggior copia, se è vero quello che riferisce Gould sulla neomorfa della Nuova Zelanda. Risulta infatti che il maschio, col becco assai robusto e diritto, toglie via la corteccia degli alberi, perchè la femmina, col suo becco più debole e ricurvo, possa cibarsi delle larve, scoperte in tal modo dal maschio,

La crindissmà differenza che si osserva nel sa- pore delle carni del maschio e della femmina del gallo cedrone concorre a dimostrare che il primo

No

o

2 LA VITA AMOROSA DEGLI ANIMALI

si nutre di sostanze più grossolane di quelle che costituiscono l’alimentazione della femmina. La vita di queste è inoltre più lunga di quella dei ‘maschi.

E se meraviglioso e non ancora del tutto spie- gato è l’impulso che sprona gli uccelli ad emigra- re, ancor più strano ci riesce il constatare che mol- ti uccelli emigrano e ritornano in patria non insie-

Fig. 6. Maschio J e femmina del Creadion dal becco aguzzo (da BRrEHM).

°

me, ma a sessi distinti, e i maschi, di solito, prima delle femmine. Così, ad Helgoland i primi ad an- nunziare la primavera sono i maschi dei pivieri, delle lodole, dei tordi, dei pettazzurri, ecc.; dopo una o due settimane, arrivano alla spicciolata le femmine, dopo di che femmine con maschi giova- ni, e, finalmente, solo giovani di un anno, In Isviz- zera, i maschi dei fringuelli e dei merli non la- sciano i boschi natii; solo le femmine vanno a svernare in climi più miti. |

Quale è il rapporto tra i maschi e le femmine nel regno animale, ovverosia come si esplica que-

—— -. _———» Pr -_-_o-—_

CAP. I - IL DIMORFISMO SESSUALE 23

sto dimorfismo numerico nei due sessi? Negli ani- mali noi troviamo generalmente un rapporto co- stante, il quale, ammesso che venga anche parzial- mente alterato: con mezzi violenti, rientra ben pre- sto nel suo equilibrio col susseguire di una produ- zione straordinaria del sesso decimato. Ciò si ve- rifica del resto anche nell’uomo, la cui proporzio- ne dei due sessi è soggetta, nelle nascite, a una legge costante e determinata, per cui maschi e fem- mine stanno tra loro nel rapporto medio di 106 a 100.

Negli animali non abbiamo che dei dati ap- prossimativi, più facilmente controllabili presso gli